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Les chantiers de construction en Italie et dans les provinces romaines – III. L’économie des chantiers

Organisé par : Stefano Camporeale (univ. Sienne) et Hélène Dessales (ENS) et Antonio Pizzo (Instituto de Arqueologia, Mérida)

Ressources en ligne

  • Introduction du colloque "L’économie des chantiers" (le 10 décembre 2009) — Stefano Camporeale, Hélène Dessales et Antonio Pizzo
    • Accueil des participants par Estelle Oudot (directrice adjointe lettres de l’École normale supérieure),
    • Introduction des 3e rencontres sur Les chantiers de construction en Italie et dans les provinces romaines par Stefano Camporeale (Università di Siena), Hélène Dessales (École normale supérieure, HMR 8546) et Antonio Pizzo (Instituto de Arqueologia, Mérida).
  • Le déroulement du chantier : une approche juridique (le 10 décembre 2009) — Catherine Saliou
    (Session 1. Encadrement et temps des chantiers, modérateur : Janet Delaine, University of Oxford)
    Dans cette communication, on étudiera l’encadrement par le droit romain des principales étapes des chantiers de construction, publics et privés : la définition du projet, le choix du terrain, le déroulement du chantier, la réception des travaux. On s’attachera plus particulièrement aux litiges liés au déroulement des travaux eux-mêmes, et aux conséquences concrètes de l’usage des diverses procédures par les parties en présence. Dans ce cadre, on étudiera les textes relatifs à la procédure de l’operis noui nuntiatio (Digeste, XXXIX, 1) et au damnum infectum (Digeste XXXIX, 2). Ces textes permettent de s’interroger sur la distinction entre chantiers publics et chantiers privés et sur les rôles respectifs des simples particuliers, des magistrats et des représentants du pouvoir impérial dans la vérification de la légalité des travaux. Ils fournissent ainsi la possibilité de développer une réflexion sur l’articulation de l’initiative privée et des pouvoirs publics dans les processus de constitution et d’évolution des espaces construits.
  • Rispetto ed abusi dell’edilizia privata nei confronti dello spazio pubblico urbano. Fonti letterarie, giuridiche ed un caso di studio : Ostia (le 10 décembre 2009) — Marcello Spanu
    (Session 1. Encadrement et temps des chantiers, modérateur : Janet Delaine, University of Oxford)
    Nella storia della città il rapporto tra lo spazio pubblico e l’intraprendenza costruttiva dei privati è sempre stato particolarmente delicato. Anche in casi severamente regolamentati (come fu la città romana), il controllo delle autorità preposte talvolta non venne esercitato in modo capillare, lasciando la possibilità per costruzioni illecite. Spesso l’integrità dello spazio pubblico venne recuperata, ma in alcuni casi edifici privati realizzati “senza permesso” ebbero modo di vivere, lasciando una traccia visibile di questi abusi. Dopo aver esaminato il concetto di spazio pubblico nella città romana, si propone un confronto tra i testi giuridici inerenti ed alcune evidenze archeologiche particolarmente significative, cui seguirà una rassegna di documenti epigrafici sul rispetto e sugli abusi dell’edilizia privata nei confronti dello spazio pubblico urbano. Come caso di studio, infine, verrà presa in esame Ostia, al fine di valutare il livello di rispetto, la natura e l’impatto di eventuali abusi per una città di media estensione nel periodo imperiale.
  • Attestazioni epigrafiche dei mestieri legati alla costruzione nell’Asia Minore romana e proto-bizantina : specializzazioni e ruolo sociale (le 10 décembre 2009) — Emanuela Borgia
    (Session 1. Encadrement et temps des chantiers, modérateur : Janet Delaine, University of Oxford)
    Le menzioni epigrafiche di mestieri in Asia Minore, abbastanza ampiamente documentate pur se in maniera diseguale e non sempre rappresentativa, forniscono importanti indicazioni anche per quanto concerne il campo delle attività edilizie. I mestieri legati alla costruzione sono variamente presenti nelle iscrizioni: a fronte di un numero esiguo di epigrafi onorarie, che commemorano quasi sempre figure professionali dei più elevati gradi della scala gerarchica (architetti e technitai), le attestazioni di gran lunga più numerose sono quelle sui monumenti funerari, nei quali più spesso si faceva riferimento all’attività svolta in vita dal defunto, anche se non particolarmente “nobile”. In alcuni contesti, quale ad esempio il ricchissimo dossier di Korykos in Cilicia, sono documentate – tra le altre – diverse categorie di professioni connesse con i cantieri edilizi, anche con connotazioni specialistiche molto puntuali che meritano di essere riesaminate e rivedute tramite il confronto con altre testimonianze epigrafiche, papirologiche e letterarie. Su tali basi si può tentare di ricostruire la posizione sociale ed il ruolo rivestito dai singoli professionisti nell’ambito dell’organizzazione interna dei cantieri, dalla fase di cavatura o importazione dei materiali alla realizzazione della carpenteria, dalla lavorazione dei blocchi alla messa in opera ed alle rifiniture.
  • Restauri e nuove costruzioni a Roma all’epoca di Settimio Severo (le 10 décembre 2009) — Pier Luigi Tucci
    (Session 1. Encadrement et temps des chantiers, modérateur : Janet Delaine, University of Oxford)
    Il mio contributo intende ripercorrere le vicende di alcuni cantieri severiani, evidenziandone le peculiarità e il significato esemplificativo. In particolare mi occuperò dei restauri del Portico di Ottavia, del Pantheon e del Templum Pacis (con dettagli inediti sul restauro delle aule inglobate nella basilica dei SS. Cosma e Damiano), ma anche di nuove costruzioni, tra cui una grande domus situata sulla sommità settentrionale del Campidoglio, di cui presenterò per la prima volta le fasi e l’organizzazione del cantiere. Verranno analizzate non solo le vicende dei singoli edifici nella loro struttura complessiva e nei particolari costruttivi, ma saranno anche evidenziati i segni e le modifiche, non sempre facilmente identificabili, lasciati dalle varie maestranze. Le strutture murarie, dense di testimonianze e di memorie, permettono di analizzare il tema dell’organizzazione del lavoro e comprendere il modus operandi, la cultura manuale, le tecniche impiegate, addirittura il rapporto con il clima e con i ritmi stagionali degli operai, oltre che il peso decisionale di architetti e committenti nel processo di produzione edilizia della Roma severiana e nel parallelo processo di manutenzione, adattamento e trasformazione delle fabbriche preesistenti. Documentare, comprendere e illustrare questi processi nella loro complessità storica e tecnica significa ripercorrere più attentamente la storia dell’edilizia e del cantiere romano, anche in vista di eventuali interventi di conservazione.
  • Nuovi dati sull’esedra SudOvest delle Terme di traiano sul Coll Oppio : percorsi, iscrizioni dipinte e tempi di costruzione (le 10 décembre 2009) — Federica Michela Rossi et Rita Volpe
    (Session 1. Encadrement et temps des chantiers, modérateur : Janet Delaine, University of Oxford)
    I restauri in corso sulle murature dell’esedra sudoccidentale delle Terme di Traiano sul Colle Oppio (Roma), hanno consentito osservazioni utili sia alla ricostruzione architettonica che a quella delle modalità di costruzione degli elevati. L’esedra semicircolare, pertinente al recinto esterno e nota anche come “Grande Biblioteca” per la presenza di due ordini di nicchie all’interno, affacciava sul porticato che perimetrava l’area a giardino interna al complesso, destinata ad attività sportive, ricreative e sociali. In particolare, nella metà meridionale dell’esedra oggetto dei lavori, sono state rintracciate 60 nuove iscrizioni dipinte, che riportano le date relative alle giornate di lavoro, apposte dalle maestranze sulle murature che man mano si andavano costruendo. Attraverso la comparazione di esse, si può capire che sulla stessa struttura hanno lavorato alla costruzione dell’alzato dell’esedra, di circa 15 metri, più squadre di operai, più o meno in parallelo, per un periodo di circa due mesi. Il confronto con le iscrizioni già rinvenute negli ambienti di sostruzione (la galleria dove è stato rinvenuto l’affresco della “Città Dipinta” e gli ambienti sotto l’esedra) mostra che la costruzione degli alzati sembra seguire nella stessa stagione annuale lavorativa. La ricostruzione dei tempi e delle modalità di lavoro è andata di pari passo con la ricostruzione architettonica: l’esedra semicircolare è infatti inserita in una struttura quadrangolare, e negli spazi di risulta sono ricavati i corpi scala che consentivano l’accesso sia al ballatoio che serviva il secondo piano di nicchie all’interno dell’esedra sia ai piani superiori degli ambienti laterali e da questi alla terrazza sovrastante i portici che circondavano all’interno il recinto termale.
  • Discussion – Session 1 : Encadrement et temps des chantiers (le 10 décembre 2009) —
    Discussion relative aux exposés de la session 1, Encadrement et temps des chantiers (modérateur Janet Delaine, University of Oxford) :
    – Le déroulement du chantier : une approche juridique (Catherine Saliou)
    – Rispetto ed abusi dell’edilizia privata nei confronti dello spazio pubblico urbano. Fonti letterarie, giuridiche ed un caso di studio (Marcello Spanu)
    – Attestazioni epigrafiche dei mestieri legati alla costruzione nell’Asia Minore romana e proto-bizantina : specializzazioni e ruolo sociale (Emanuela Borgia)
    – Nuovi dati sull’esedra SudOvest delle Terme di traiano sul Coll Oppio : percorsi, iscrizioni dipinte e tempi di costruzione (Federica Michela Rossi et Rita Volpe).
  • Chantiers et évergètes en Afrique romaine (Ier–IIIe siècles après J.-C.) (le 10 décembre 2009) — Véronique Brouquier-Reddé et Sophie Saint-Amans
    (Session 2. Le coût des travaux, modérateur : Pierre Gros, Université de Provence)
    Par ses richesses archéologiques et épigraphiques, la province d’Africa offre depuis longtemps un champ d’étude privilégié des pratiques évergétiques. La cité de Thugga en particulier compte une cinquantaine de monuments publics, dont sont connus à la fois les vestiges architecturaux et les dédicaces. On appréhende ainsi ces édifices à la fois dans leur environnement urbain et dans le contexte institutionnel et social de leur construction et de leur gestion ; un contexte très singulier puisque une communauté de pérégrins et une communauté de colons, citoyens de Carthage, se sont partagés l’aménagement de la même ville durant deux siècles. Leur mise en perspective chronologique permet de replacer précisément les grandes phases édilitaires dans l’évolution des statuts juridiques, collectifs pour les deux communautés autant qu’individuels pour leurs membres respectifs. L’épigraphie met en évidence que, si des autorités municipales étaient toujours présentes lors des dédicaces, presque tous les monuments ont été bâtis grâce à des fonds d’origine privée. Quant à l’aire d’édification, elle pouvait avoir des origines diverses, soit que la cité ait affecté une parcelle publique, soit que l’évergète se soit défait d’un terrain lui appartenant, soit encore qu’il reconstruise un ancien lieu de culte.
    Au IIe siècle, la ville fut en chantier permanent. Conséquence directe de la municipalis aemulatio, les constructions se multiplièrent en même temps que l’épigraphie devenait de plus en plus précise quant aux circonstances et au montant des évergésies édilitaires. Pour un même monument, plusieurs membres d’une famille pouvaient cumuler, d’une part des sommes dues pour les honneurs, et d’autre part, des libéralités librement consenties et des legs testamentaires. À ces dépenses que l’on ne peut évaluer que de manière relative, il faut ajouter les frais de tous les dons annexes attachés à la cérémonie de la dédicace ou à sa commémoration. L’épigraphie et les vestiges de Dougga témoignent que, durant trois siècles, de riches et ambitieux particuliers ont permis à leurs concitoyens de vivre dans le cadre urbain somptueux que cette modeste cité n’aurait sans doute jamais pu assumer seule. Mais au final, on observe aussi que, sauf exception, ces mêmes particuliers pétrifièrent en une génération la fortune de toute une famille, disparaissant ensuite définitivement de la vie publique. Lorsqu’en 533, l’armée byzantine ruina systématiquement les monuments offerts pour les remployer dans la fortification qui englobe partiellement le centre public, leurs noms eux-mêmes tombèrent dans l’oubli.
  • La décoration en marbre des espaces intérieurs à partir d’une inscription découverte à Mandeure (CIL XIII, 5416–5417) (le 10 décembre 2009) — Séverine Blin
    (Session 2. Le coût des travaux, modérateur : Pierre Gros, Université de Provence)
    Si l’architecture monumentale de l’agglomération antique de Mandeure-Epomanduodurum (Séquanie) ne laisse d’étonner tant par l’ampleur des programmes architecturaux que par la qualité de l’ornementation architectonique, le corpus épigraphique du site est malheureusement assez modeste et n’offre pas de renseignements sur le statut de l’agglomération au sein du territoire de la cité. Il se trouve pourtant, parmi ces inscriptions, deux versions, gravées sur marbre, d’un même acte évergétique qui concerne des thermes publics. Ces inscriptions commémorent le don d’une somme de 75000 deniers, soit 300000 sesterces, offerte par l’évergète Flavius Catullus, ad marmorandum balneum autrement dit pour revêtir de marbre l’intérieur des thermes. Ces inscriptions viennent apporter un contrepoint utile aux fouilles anciennes et mal documentées.
    À l’échelle des provinces occidentales de l’empire, ces deux inscriptions appartiennent à une riche série d’inscriptions évergétiques chiffrées, destinées à des édifices thermaux. Elles témoignent des financements considérables que nécessitaient la construction de ces monuments mais aussi leur décoration. Leur financement est d’ailleurs rarement le fait d’un seul évergète. Le poids du coût des marbres décoratifs et de leur mise en œuvre est un aspect important des programmes architecturaux de ces monuments publics. Cet exemple de Germanie supérieure d’une évergésie chiffrée permettra ainsi de proposer une série de réflexion tant sur les coûts induits par l’élaboration de la décoration et les aménagements des espaces intérieurs des édifices publics, que sur les modalités du financement de cette phase de la construction.
  • The Logistics of Roman Building: A Comparative Study of Documentary Sources (le 10 décembre 2009) — Simon Barker et Ben Russel
    (Session 2. Le coût des travaux, modérateur : Pierre Gros, Université de Provence)
    This paper explores the extent to which post-antique documentary evidence can enhance our understanding of the logistics of Roman building with emphasis on the labour of stone-working and the cost of stone architectural decoration.
    A considerable amount of research on the construction of ancient buildings has made use of nineteenth-century building manuals, in particular G. Pegoretti’s 1869 Manuale practico per l’estimazione dei lavori architettonici, stradali, idraulici e di fortificazione, per uso degli ingegneri ed architetti. This manual provides labour constants for a variety of stone types and stone-carving projects—for example: the carving of monolithic or fluted column-shafts, capitals, or simple rectangular blocks. Over the last decade archaeologists and architectural historians have used this manual to calculate the labour involved in the carving of architectural elements and ornamentation during the Roman period. The principal studies to date are those of J. DeLaine (1997) which looks at the Baths of Caracalla and P. Barresi (2000 & 2003) which focus on marble buildings in Asia Minor. Such work has made an important contribution to our understanding of the ancient building industry. However, though Pegoretti’s text, and a handful of others like it, have been used as a basis for understanding the cost and labour requirements of stone carving during the Roman period, we have no way of telling how reliable his figures actually are. Resolving this problem is the principle aim of our paper. This will be accomplished by gathering comparative data that can be used to better understand the labour involved in stone carving and to check the figures given by Pegoretti. This comparative data has been drawn from a variety of sources, including discussions with modern stonemasons as well as other nineteenth-century manuals and even modern building accounts that give the cost or labour times for stone carving.
    Overall this paper will provide new insight into the logistics of stone-working practices during the Roman period and an evaluation of nineteenth-century manuals through an examination of hitherto uncollected post-antique sources.
  • Discussion – Session 2 : Le coût des travaux (le 10 décembre 2009) —
    Discussion relative aux exposés de la session 2, Le coût des travaux (modérateur Pierre Gros, université de Provence) :
    – Chantiers et évergètes en Afrique romaine (Ier–IIIe siècles après J.-C.) (Véronique Brouquier-Reddé et Sophie Saint-Amans)
    – Pratiques évergétiques dans la construction et la rénovation des édifices de spectacle de l’Occident romain (Françoise Dumasy)
    – La décoration en marbre des espaces intérieurs à partir d’une inscription découverte à Mandeure (CIL XIII, 5416–5417) (Séverine Blin)
    – The Logistics of Roman Building: A Comparative Study of Documentary Sources (Simon Barker et Ben Russel)
  • Mise en place des blocs de grand appareil et organisation des chantiers de construction à partir de quatre monuments de Narbonnaise (le 11 décembre 2009) — Alain Badie et Stéphanie Zugmeyer
    (Session 3. Outils et matériaux, modérateur : François Villeneuve, Université de Paris I)
    Un certain nombre de monuments de Narbonnaise ont fait l’objet de travaux archéologiques et architecturaux qui ont permis des observations concernant la mise en place des blocs de grand appareil et l’utilisation des différents types de "pinces" ou leviers. Les constructeurs antiques ont utilisé, suivant les cas, soit séparément, soit conjointement, des pinces courantes et un outil, la "pince à crochet", largement répandu en Gaule. En s’appuyant sur une expérimentation menée en collaboration avec une équipe de compagnons tailleurs de pierre, nous aborderons d’abord la question de la forme de cet outil. Nous essayerons surtout de mieux comprendre l’usage de la "pince à crochet" et la diversité des modes opératoires en fonction des types de matériaux et des autres outils qui lui sont éventuellement associés. L’utilisation des pinces révélant généralement le sens de pose des blocs sur une assise, il sera alors possible de mieux comprendre l’organisation générale des chantiers.
  • Les métaux dans les constructions publiques romaines (sanctuaires et thermes) : Applications architecturales et structures de production (le 11 décembre 2009) — Christophe Loiseau
    (Session 3. Outils et matériaux, modérateur : François Villeneuve, Université de Paris I)
    Jusqu’à présent, les métaux des constructions antiques étaient peu étudiés car ils renferment des lots fragmentaires, principalement à cause des opérations de récupération ou de démontage des monuments. Par ailleurs, les processus de corrosion masquent les formes et accentuent le désintérêt de ces corpus en fer, en alliages cuivreux ou en métal blanc. Mais, quand ils sont abordés avec des traitements adaptés et quand ils s’inscrivent dans une approche méthodologique et une démarche pluridisciplinaire, les métaux antiques permettent d’entrevoir de nombreuses applications architecturales, souvent peu connues. Outre les outils essentiels à l’édification des monuments et aux opérations de nivellement, des fixations sont identifiées, en particulier, dans l’adduction des édifices, la mise en œuvre des conduits thermiques, des dispositifs d’isolation, du couvrement des plafonds ou la pose du décor en marbre. Le fer, qui constitue généralement le matériau de choix, est parfois remplacé par des réalisations en alliages cuivreux. Ces variations de la production appellent plusieurs constats que nous tenterons de détailler. Mais s’attacher à présenter une reconnaissance des formes, même à l’appui d’un catalogue typologique fourni, ne constitue qu’une vue incomplète des métaux dans l’architecture des monuments antiques. Sur les chantiers, l’implantation de structures artisanales temporaires adaptées au travail du métal confirme le rôle essentiel de ce matériau dans la construction des espaces publics. Ainsi, notre présentation proposera par la multiplicité et la diversité des formes métalliques recensées, de considérer, au moins pour le Haut-Empire, le métal comme un outil de la réflexion sur l’histoire des techniques architecturales et artisanales romaines.
  • La planification et le déroulement des chantiers de construction en Gaule romaine : l’apport de l’étude des matériaux non lithiques (le 11 décembre 2009) — Arnaud Coutelas
    (Session 3. Outils et matériaux, modérateur : François Villeneuve, Université de Paris I)
    Si l’étude des mortiers de chaux et des terres cuites architecturales permet de mieux définir les techniques de construction et de percevoir les différentes phases d’édification d’un bâtiment, elle permet aussi de caractériser le chantier originel de construction. Pour ceci, une attention particulière est chaque fois portée à l’homogénéité des produits, ou à leur évolution lente et continue, voire au contraire aux variations des matières premières et aux changements radicaux de recettes de mortier et d’approvisionnement en terres cuites. Le recueil de ces informations – couplé avec une bonne connaissance de l’environnement géologique proche, l’analyse du bâti et les datations parfois possibles du chantier – nous permet de déterminer les causes d’évolution des mortiers de chaux ou des lots de terres cuites. Ces causes peuvent notamment être imputées aux variations de faciès du sable extrait (pour les mortiers), aux durées importantes de la construction, aux arrêts techniques ou saisonniers du chantier, à des changements d’alimentation en matières premières et en matériaux, voire à des combinaisons de tous ces paramètres. Les résultats obtenus sur plusieurs édifices publics sont très divers et nous amènent à discuter les notions de planification d’une construction et de gestion d’un chantier. Si, pour certains sites, se posent les questions de problèmes d’organisation et/ou de financements, ou de défauts de gestion, pour d’autres on ne peut que s’incliner devant l’homogénéité de la réalisation. Nous verrons en quoi ceci nous renvoie vers la pratique de l’évergésie des élites locales à la période romaine.
  • Ashes and Oil: Agricultural Production and the Building Industry in North Africa (le 11 décembre 2009) — Lynne C. Lancaster
    (Session 3. Outils et matériaux, modérateur : François Villeneuve, Université de Paris I)
    In this paper I examine two building materials that illustrate the way in which agricultural practices affected choices in the building industry in North Africa. The first is the use of grass and wheat ash as a pozzolanic additive for creating a hydraulic mortar. Recent experimental studies have shown that ash from grasses and wheat straw, which are high in silica, produce a pozzolanic reaction when mixed with lime mortar. Ash found in the linings of cisterns in North Africa suggests that the builders were using the ash of agricultural byproducts to create hydraulic mortar, as opposed to the more common practice of adding crushed terracotta. The second technique discussed is the use of terracotta vaulting tubes, the proliferation of which in North Africa can be related to imperial agricultural policy during the second century AD that promoted the cultivation of the olive and with it the increased production of terracotta amphoras in which to ship the olive oil; at the same time, the production and export of other terracotta goods increased. I argue that resulting development of the infrastructure for terracotta production during the second century in response to increased olive cultivation made the mass production of the vaulting tubes economically feasible only in the third century, even though the technique was known earlier. The number of tubes that could be fired in an average sized kiln is calculated in order to quantify production levels. These two examples illustrate the ways in which agriculture and building were interrelated both technologically and economically.
  • Le stockage des briques à Rome (le 11 décembre 2009) — Évelyne Bukowiecki
    (Session 3. Outils et matériaux, modérateur : François Villeneuve, Université de Paris I)
    La production des briques à Rome s’organise autour de l’activité d’une multitude d’ateliers disséminés le long de la vallée du Tibre et de ses principaux affluents navigables, mais ce qui assurera le succès et la diffusion régionale de la construction en brique à partir du début du Ier siècle après J.-C. dérive principalement d’une organisation rationnelle et d’une efficience constante de l’approvisionnement en matériaux. À l’occasion de l’analyse des timbres sur briques, la plupart des études de monument concentre l’attention sur les liens probables entre lieux de production (les figlinae) et lieux de consommation (les chantiers) et ce, en négligeant un maillon essentiel de la chaîne opératoire de la brique : le stockage intermédiaire.
    Nous savons peu de chose sur la navigabilité du Tibre dans l’Antiquité, mais il est certain que l’importance des échanges entre la vallée du Tibre et l’Urbs nécessitait un minimum de programmation et de contrôle de la navigation dans cette portion de fleuve. Ainsi, les embarcations transportant les briques produites dans la vallée ne pouvaient sans doute que rarement accoster à proximité des chantiers et devaient plutôt être orientées systématiquement vers des zones portuaires où les briques pouvaient être déchargées et emmagasinées en attendant leur utilisation. Ces horrea étaient sans doute remplis au fur et à mesure de l’arrivée des embarcations et peut-être sans tenir rigoureusement compte de leur lieu de provenance. Les briques pouvaient ainsi y séjourner de plusieurs jours à plusieurs décennies avant d’être redistribuées sur les chantiers. Dans ces conditions, il semble donc prudent de relativiser l’importance que nous accordons souvent au lien qui pouvait exister entre le propriétaire des figlinae dont les timbres ont été retrouvés sur un monument et le commanditaire du monument en question. Finalement, le phénomène de stockage des briques a des implications directes sur les cycles d’approvisionnement des chantiers et nous constatons d’ailleurs que l’analyse de la disponibilité simultanée ou successive des différents lots de briques utilisés dans un même monument fournit des indications très utiles à la compréhension de l’organisation même du chantier et des relations chronologiques entre les phases de construction, souvent bien plus efficaces que la datation même des timbres qui les identifient.
  • L’uso delle modanature in laterizio nell’edilizia ostiense (le 11 décembre 2009) — Paola Olivanti
    (Session 3. Outils et matériaux, modérateur : François Villeneuve, Université de Paris I)
    Il contributo che si presenta prende in esame le decorazioni architettoniche in laterizio sagomato negli edifici di Ostia. Questi elementi, variamente combinati, venivano a costituire in molti casi una parte integrante della facciata di diverse tipologie edilizie (horrea, sepolcri, abitazioni private). Pur non essendo esclusivi dell’edilizia ostiense (basti pensare ai numerosi confronti in ambito urbano), tuttavia sono abbastanza diffusi da permettere alcune osservazioni sulla loro adozione e sulla distribuzione dei singoli elementi all’interno del sistema decorativo della facciata. Inoltre la presenza nei depositi ostiensi di alcuni esemplari bollati di laterizio sagomato consente di proporre anche qualche riflessione sulla loro produzione.
  • Discussion – Session 3 : Outils et matériaux (le 11 décembre 2009) —
    Discussion relative aux exposés de la session 3, Outils et matériaux (modérateur François Villeneuve, Université de Paris I) :
    – Mise en place des blocs de grand appareil et organisation des chantiers de construction à partir de quatre monuments de Narbonnaise (Alain Badie et Stéphanie Zugmeyer)
    – Les métaux dans les constructions publiques romaines (sanctuaires et thermes) : Applications architecturales et structures de production (Christophe Loiseau)
    – La planification et le déroulement des chantiers de construction en Gaule romaine : l’apport de l’étude des matériaux non lithiques (Arnaud Coutelas)
    – Ashes and Oil: Agricultural Production and the Building Industry in North Africa (Lynne C. Lancaster)
    – Le stockage des briques à Rome (Évelyne Bukowiecki)
    – L’uso delle modanature in laterizio nell’edilizia ostiense (Paola Olivanti)
  • Conclusion du colloque "L’économie des chantiers" (le 11 décembre 2009) — Pierre Gros
    Conclusion du colloque par Pierre Gros (Université de Provence).

Organisateurs

Photo non disponible

Stefano Camporeale (univ. Sienne)

Hélène_Dessales

Hélène Dessales (ENS)

Hélène Dessales est maître de conférences en archéologie à l’École normale supérieure. Spécialiste de l’architecture romaine, elle est responsable depuis plusieurs années de fouilles à Pompéi et Ostie, en Italie.

Antonio_Pizzo

Antonio Pizzo (Instituto de Arqueologia, Mérida)

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Colloque La pensée de Pierre Boulez à travers ses écrits

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Journée Aspects historiques et philosophiques de la théorie des Catégories

Journée Conservation, restauration, évaluation écologique

Journée d’études : Dessiner le monde, une exploration des imaginaires cartographiques

Journée d’études autour de Richard Shusterman

Journée d’études L’anneau des disciplines

Journée d’études sur la représentativité

Journée Empirical Study of Juridical Review

Journée Environnement, agriculture et éthique (aspects scientifiques, industriels, et sociétaux)

Journée Environnement, agriculture, éthique

Journée GDR Dynamo à l’Institut Henri-Poincaré

Journée Georges Bram 2011 (10ème journée de Conférences en Histoire des sciences et épistémologie)

Journée Henri Cartan

Journée Images, raison et raisonnement

Journée Intrications philosophie-sciences de la nature

Journée Jean Hyppolite : Entre structure et existence

Journée Jean Wahl, le multiple

Journée Jules Verne et la vulgarisation scientifique

Journée L’action : Délibérer, décider, accomplir

Journée L’Europe face à sa constitution

Journée L’histoire de l’art, de l’Université à l’École (INHA)

Journée La classification : Problèmes logiques et épistémologiques

Journée La justice, approches croisées

Journée Le bijou, ses fonctions et ses usages de la Préhistoire à nos jours

Journée Le classicisme hollywoodien

Journée Le concept de ‘randomness’ : aléatoire et stochastique

Journée Les Principles of Psychology de William James et leur postérité scientifique aujourd’hui

Journée Les archives de l’enseignement supérieur français contemporain

Journée Lyrisme : Autour de Jonathan Culler

Journée Mathematical Foundations of Learning Theory

Journée Michel Foucault : Travaux actuels

Journée Parsifal, une œuvre pour notre temps ?

Journée Perspectives nouvelles en biologie théorique

Journée Pierre Hadot et la philosophie française contemporaine

Journée Pilotage, gouvernance, excellence

Journée publique de réflexion : Quelle éthique face au changement climatique ? Agir en situation d’incertitude

Journée Regards insolites sur la sexualité

Journée Science et démocratie

Journée Trois corps, classique-quantique, discret-continu

Journée Visualization of High-Resolution 3D Turbulent Flows

Journées d’études publiques du groupe MENS (Métaphysique à l’ENS)

Journées Esthétique : histoire et théories

L’héritage scientifique de Jacques Herbrand

La dynamique non linéaire du climat : journée scientifique en l’honneur de Michael Ghil

La philosophie française contemporaine en Asie

La place du mécénat dans les institutions publiques : quelles contreparties ?

La psychothérapie en Europe, spécificités nationales et tendances communes

Le mois de la science-fiction de l’ENS

Le rayonnement oriental des Parthes

Les chantiers de construction en Italie et dans les provinces romaines – III. L’économie des chantiers

Les inspirations françaises dans l’Empire ottoman et la Turquie moderne

Littérature et thérapeutique des passions : la catharsis en question

Portrait de villes américaines à l’âge global

Quatrième journée de protohistoire celtique : Le chercheur, le gisement archéologique et les problématiques de l’âge du Fer européen

Questions de phrasé

Réseaux sociaux, analyse et data mining

Rencontres sur l’archéologie de la construction : les chantiers publics de l’Occident romain

Round Table - GPC 2007 (Grid and Pervasive Computing)

Séminaire ARC2 "Accumulation, régulation, croissance et crise"

Semaine arabe 2011

Semaine de commémoration et de réflexion sur la Shoah

Semaine de l’Europe

Semaine de l’histoire 2003 : L’histoire face à la demande sociale

Semaine de l’histoire 2006 : L’historien et les images

Semaine de l’histoire 2007 : L’historien face à l’actualité de l’Antiquité à nos jours

Semaine de l’histoire 2008 : L’historien et les modes

Semaine de l’histoire 2009 : Histoire et fiction

Symposium Facets of quantum physics at ENS

The Journées 2010 "Systèmes de référence spatio-temporels"

Troisième congrès de la SPS : Sciences et décision